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“Un adolescente non inquieto è inquietante.”: Crepet ci dice che l’adolescenza è un laboratorio
Perché l’inquietudine è “normale” (e persino necessaria)
L’inquietudine adolescenziale è spesso il risultato di tre cambiamenti che avvengono insieme:
• corpo: crescita, ormoni, immagine di sé che cambia di mese in mese;
• mente: pensiero più complesso, domande nuove (“chi sono?”, “cosa valgo?”, “chi diventerò?”);
• relazioni: separazione graduale dalla famiglia, più peso al gruppo dei pari, prime dinamiche affettive intense.
Questi tre piani non si sincronizzano mai perfettamente. E quando non si sincronizzano, nasce un senso di “attrito interno”: irritabilità, sbalzi d’umore, bisogno di privacy, entusiasmo improvviso e poi crollo, desiderio di libertà e al tempo stesso paura.
In altre parole: l’inquietudine può essere il rumore del cervello che si riorganizza.
Cosa “rivela” l’inquietudine: una cosa che molti non sanno
Ecco un fatto che spesso sorprende: molte forme di inquietudine non sono tristezza né rabbia “pura”, ma attivazione. Quando un adolescente è in fase di crescita, il sistema nervoso è più reattivo:
• si emoziona più facilmente,
• sente tutto “più grande”,
• vive i giudizi come sentenze,
• fa fatica a spegnere i pensieri.
Questo non significa che sia fragile: significa che è in una fase di taratura. L’adolescenza è un periodo in cui il cervello sta imparando a regolare intensità e priorità. Quindi un po’ di irrequietezza, di oscillazione, persino di contraddizione, può essere il prezzo (normale) della costruzione di un’identità. |